giovedì 19 luglio 2007

Largo ai giovani!

Apprezzo molto la candidatura di Adinolfi alla segreteria del Pd.
Aprrezzo pure alcune delle cose che dice, ma soprattutto apprezzo e condivido l'incazzatura di una generazione chiusa fuori da troppe porte, da parte di vecchi arcigni che si sperano immortali.
La possibilità che Adinolfi ha deciso di sfruttare dovrebbe essere aperta più spesso, magari anche a destra. Anche se sappiamo benissimo come andrà a finire.
Al di fuori dei vivai politici classici, è pieno di persone di talento, dotate di testa, cultura, onestà, che potrebbero fare la differenza.
Spezzo pur stancamente una lancia a favore di questo.

Tancredi

lunedì 25 giugno 2007

Occupazione dei binari a Roma

Oggi della gente decisamente arrogante e sicuramente molto ignorante ha creato disturbo a tutta Italia perchè pretendeva di viaggiare gratis in treno, quindi ha occupato i binari.
Intervengono i sindacati: «che vengano al più presto riattivate le misure, anche con il sostegno della stessa Regione, come atto di giustizia e di solidarietà verso i pendolari».
Alla faccia della giustizia! E poi dicono che non difendono i fannulloni. A me questi toni sembrano quelli di difesa nei confronti dei "compagni che sbagliavano". E la cosa non mi piace.
Spero francamente che queste persone vengano perseguite dalla legge, e che i sindacati si spengano, come sembra capitare, per le zero iscrizioni dei giovani.
In questo paese si cambierà solo con la morte di questa orribile generazione di prefiche del potere.

martedì 19 giugno 2007

Massimo D'alema

Il nostro ministro degli esteri, nonchè vicepremier, già velista di lusso (che entra in porto a vela!) della sinistra italiana ha dichiarato oggi che "c'è un aria irrespirabile".
Ha ragione poveretto.
Noi che lo immaginiamo sballottato dalle onde della vita fino alla posizione attuale, non avendo lui mai (mai!) finito nulla di ciò che ha incominciato, non possiamo ritenerlo troppo responsabile. Nel suo caso è la funzione che crea il danno. Ricoperta da lui, ovviamente.
Quindi, ci permettiamo di dare un consiglio al signor D'alema. Per la prima volta nella sua vita ha infatti l'occasione di finire qualcosa, ovvero la sua funesta carriera e quella dei suoi compari di merenda (a spese degli italiani).
Andasse a casa, o meglio ancora in qualche altro paese, insieme a tutti i suoi.
L'aria si farebbe immediatamente molto più respirabile per tutti gli italiani.

Romani Prodi II

Spesso vengo accusato di essere un idealista. E va bene, sia pure.
Ma sarà possibile tollerare ancora questa classe politica? Chiunque non sia o completamente cieco o disperatamente ignorante, non può che accorgersi della falsità, dell'ipocrisia squinternata da polveroso salotto di questa gente.
Continuano a riempirsi la bocca di cose che non vogliono dire nulla, che nemmeno il più facinoroso dei sudditi può sinceramente prendere per buone.
E mentre mandano il paese in malora, ridono.
Qui nessuno (NESSUNO!) quando parla dà l'idea di voler fare qualcosa di serio e utile.
I cittadini italiani sono ben capaci di fare dell'Italia una grande nazione, solo che gliene sia data la possibilità, e che non debbano passare le loro giornate nel tentativo di guadagnarsi da vivere nonostante lo Stato.
Sono di questi giorni le solite vecchie polemiche sul costo della politica: nessuno fa niente, nessuno dice niente, nessuno propone un piano serio di riduzione.
Signori miei, questa gente non merita il nostro rispetto, e tantomeno il nostro voto.
Ognuno nella forma che gli è più congeniale (esclusa ovviamente la violenza) faccia sentire la propria voce e il proprio disappunto. La nostra è una doverosa indignazione:
è ora di finirla, prima che questi pagliacci infami finiscano noi.

venerdì 15 giugno 2007

Romano Prodi

Oggi il nostro esimio Presidente del Consiglio ha dichiarato quanto segue: Ho visto l'occupazione di banchi di governo, manifestazioni improvvise. Tutto questo denota una situazione di tensione che non giova all'Italia. Il nostro Paese ha infatti bisogno solo di dialogo»

Non è vero. Il nostro Paese ha bisogno di mandare a casa, o in galera, tutti quei signori, che costano una cifra folle per ammazzare il paese.

Ancora sei mesi così, e davvero la povertà diventerà il primo problema di un paese che fu.

giovedì 8 marzo 2007

Gay

Oggi tiene molto banco l'omosessualità.
E siccome è un argomento a sfondo sessuale l'Italia non lo sa trattare in modo sereno, almeno pubblicamente.
In realtà la risoluzione è semplice, perchè dettata da regole inconscie, antiche, e che fanno parte della base portante della nostra civiltà, nel suo senso più alto.
Due omosex (uomini o donnne che siano) hanno diritto di essere una coppia? Sì
Due omosex sono una famiglia? NO
Quindi a livello legislativo i diritti da tutelare sono quelli di due individui, l'uno nei confronti dell'altro. In caso di malattia, morte, eredità. E vita comune quotidiana. Questo NON ha nulla a che fare con la famiglia, laica o credente che essa sia.
E non venitemi a parlare di cazzate come la reversibilità della pensione per le coppie gay, independentemente da tutto, non solo il paese non se lo può permettere, non solo darebbe adito a milioni di truffe, ma la reversibilità è un diritto che fa parte della condizione di famiglia.
Due gay o due lesbiche possono essere una splendida immagine d'amore, ma non sono e non saranno mai una famiglia. E se uno sventurato giorno a queste persone permetteranno di adottare figli, si mettessero il cuore in pace, nemmeno allora, saranno una famiglia nel senso compiuto della parola, ma solo la brutta copia legale, l'aborto legislativo di una famiglia vera.
Come dice spesso un mio carissimo amico, gay dichiarato, la cosa più difficile con cui fare pace è l'essere un ramo secco.
Condivido. E capisco che ne possa soffrire. Ma lui non scarica questo sul mondo, su bambini innocenti, sulla società. Sono assolutamente certo che lui potrebbe essere un genitore migliore di molti etero che vedo tutti i giorni. Ma questo è il caso singolo. La legge è un'altra cosa.
La famiglia è una legge di natura.

martedì 27 febbraio 2007

Vie politiche

Lo spettacolino di questi giorni che la nostra classe politica sta allestendo rischia di farci diventare ciclotimici.
Passiamo dalla risata alle lacrime (siano esse di rabbia, indignazione, o di riso convulso).
La zavorra che ci tiriamo dietro rallenterebbe qualunque evoluzione storica, tutto sommato l'Italia (intesa soprattutto come insieme di Italiani) è già brava a far quello che fa.
Trascinare dietro di sè pesi come lo zombie del comunismo, la deriva centrista, e le squallide personalità imperanti a destra e sinistra, è peggio delle fatiche di Ercole, ed auguriamoci che non sia quella di Sisifo.
In un paese come il nostro c'è bisogno di creare la funzione del comando.
Lo spauracchio dittatoriale di Mussoliniana memoria sta facendo più danni di quanti ne abbia causati la nostra discesa in guerra accanto alla germania nazista.
Meglio un comandante sbagliato, che si può sempre abbattere, di questa diga statica e inamovibile di detriti da seconda repubblica.
Auguriamoci il premierato forte ad elezione diretta, e uno sbarramento implacabile al 5% (ma sarebbe meglio il 10%!)
e poi dritti a votare.
Comandi chi ha i numeri per farlo, in modo chiaro, forte e preciso.
In casi come questo nostro, diversi luoghi in diversi tempi della Storia, hanno fatto ricorso alla tirannide.
Oggi questa soluzione estrema non serve più. Ma abbiamo bisogno di dare a qualcuno la forza, il potere di prendere decisioni. E di attuarle.
Senza troppa paura di chi potrà essere il primo. A lui ne seguiranno altri. E forse in questo modo il Paese troverà la sua strada.

lunedì 26 febbraio 2007

Ricatti

Torno a scrivere.
Ultimamente alcuni amici citavano una frase abbastanza vecchia: "governare gli italiani non è difficile, è inutile".
Ammesso e non concesso che sia esatta, credo in molti conosciamo a chi fu attribuita, e quando.
Non la cito per creare polemiche stupide, lo premetto.
Però pensavo che forse persino in tempi da considerarsi bui per alcune delle elementari libertà personali, sarebbe stato improponibile quello che accade oggi. Soprattutto a livello concettuale. E molti di coloro che da ambo le parti hanno combattuto, oggi forse tornerebbero a farlo.
Purtroppo parliamo di una generazione ormai finita, di cui forse restano pochi ultimi attempati rappresentanti, che se hanno ancora il bene della lucidità e il fuoco della passione politica, devono essere molto agitati.
Noi siamo un'altra generazione. Autoflagellandomi direi che questa generazione ha la classe politica che si merita.
Ma cambio subito idea. Questa generazione non meriterebbe una pena così grande.
Come si fa ad accettare passivamente una classe politica interamente (poche davvero le eccezioni!) costituita di macchiette? Di personaggi che sarebbero opportuni a qualche festa di carnevale di provincia?
Attenzione però: la classe politica di cui parlo io non è il parlamento. La maggior parte di Onorevoli (!!) e Senatori infatti non conta nulla, spesso non sa nulla, e vota quello che gli dicono di votare. Per il resto è vacanza, buono stipendio, pensione veloce, ecc.
La classe politica è quella che si vede (guarda che roba!), che viene intervistata (dai pochi giornalisti che ancora lo sanno fare), che rilascia dichiarazioni (facendo crollare titoli in borsa)!
Povera Italia, viviamo succubi alle decisioni di pagliacci, ignoranti, cortigiani di re sciocchi ed usurpatori.
Assistiamo in queste ore al balletto dei ricatti: Diliberto, Follini, Rossi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Vladimiro Guadagno e compagnia cantante, in grado di ricattare un governo, e quindi un paese, a spese di tutti i cittadini, solo ed unicamente per il loro sporco tornaconto. L'unica forma di altruismo e di senso civico che queste "persone" posseggono riguarda il loro privatissimo orticello, e la loro ben remunerata poltrona.
A tutti coloro che siedono in quelle aule "in branco" io rivolgo un appello: quali che siano le vostre idee, gridatele, prendete posizione. Non per ricattare qualcuno. Per dignità. Per dire io lo ho fatto.
Per guardare nello specchio un uomo o una donna, e non uno schiavo silenzioso.
A tutti gli altri dico solo una: VERGOGNATEVI DI VOI STESSI.